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Qualche cenno
: L'enologia lucana si sviluppa su una superficie di poco inferiore ai 15000 ettari producendo, ogni anno, tra vini da tavola, IGT e DOC circa 200000 ettolitri.

 

...un po' di storia del vino: Una corrente di pensiero sostiene che, probabilmente, i primi maglioli di viti pregiate furono portati qui dai coloni greci sbarcati ad Eraclea, antica città della Magna Grecia cui corrisponde l'odierna Policoro ed è qui che sono stati ritrovati i resti di un'importante epigrafe greca, le "Tavole d'Eraclea", che elencano i vari appezzamenti di terreno destinati alla coltivazione della vite. Sono vari i vitigni raccomandati e consentiti per la regione: Aglianico, Aglianicone, Aleatico, Bombino nero e bianco, Ciliegiolo, Malvasia nera e bianca, Montepulciano, Sangiovese, Fiano, Trebbiano toscano. Ciò nonostante, se non fosse per l'Aglianico del Vulture, vino rosso d'indubbia razza, probabilmente la Basilicata non sarebbe neppure menzionata tra le regioni produttrici di vino

....il territorio e le DOC: Oggi le migliori produzioni derivano da un trionfale rigoglio di vitigni posti sul versante orientale dell'Appennino Lucano, accentrati a sud-est del maestoso e grifagno massiccio vulcanico del Vulture. La zona di produzione dell'Aglianico si sviluppa in un'area che comprende una dozzina di comuni ed ha un'altitudine, media, di 600 metri sul livello del mare. Una piccola propaggine di coltivazione si registra anche sui pianori di Venosa, vicino al confine pugliese. Il suolo, fortemente lavico, è adatto alla coltivazione della vite ricco, com'è, di tufo, sali minerali e argilla. La durezza della natura si riscontra anche nel clima, tipicamente continentale con inverni rigidi che portano anche abbondanti nevicate, primavere fresche ed estati secche e calde. L'Aglianico del Vulture è l'unico prodotto enologico della regione insignito della denominazione ad origine controllata (1971). Il "Barolo del sud", come a volte è definito, si presta tranquillamente all'invecchiamento che, per legge, è diviso in due tipologie: "Vecchio" sarà il vino che ha atteso almeno tre anni (dei quali due in botte) prima di essere immesso sul mercato; il "Riserva", invece, ad un passaggio in legno ugualmente lungo, aggiungerà un affinamento in bottiglia maggiore fino ad arrivare a cinque anni complessivi.

La cucina: Quella lucana è una cucina contadina e d'altura, di pascolo, come dimostra la presenza di pietanze a base di verdure (peperoni, carciofi, asparagi di bosco) e legumi (una vera specialità sono i fagioli cannellini e tabacchini di Muro Lucano, Sarconi, Pignola, ….), di agnello e maiale. Se si escludono alcune ricette più tipicamente pugliesi e calabresi, è una gastronomia povera, di una cinquantina di piatti in tutto, ma originale, priva di influssi esterni e con radici che risalgono all’epoca romana. Terra della pasta di semola, spianata sulla tavola di legno e tagliata in mille forme, con cui preparare minuich (maccheroni bucati con un ferro sottile), fusilli (strisce di sfoglia arrotolate su ferri simili a quelli da calza), recchietelle, stivaletti, strascinati o caviatelli (semolone di grano impastato con acqua e lievito, ridotto a lunghi gnocchi incavati al centro), da condire magari con un ragù che cuoce dall’alba al tramonto o con una salsa di pomodoro, cipolla e ricotta salata di pecora o con cime di rapa lessate e pecorino grattugiato.Unico pesce (insieme ad alici e sardelle) salito sulle montagne lucane, potendosi conservare a lungo, il baccalà viene qui condito ed offerto in numerosi modi. Così come le carni di selvaggina, capretto e agnello (ottimi i mogliettelli, interiora d’agnello legate con budellini e cotte allo spiedo o in umido) e di maiale, da cui si ricavano lucaniche, prosciutti speziati e soppressate sott’olio.L’industria casearia offre tutti i latticini (di latte di pecora e di mucca) del Centro-Sud: pecorino fresco e stagionato (da gustare con Aglianico e fave fresche), caciocavallo (in alcune località vengono confezionati in figure rappresentanti damine e guerrieri del Cinquecento), provolone, mozzarelle, scamorze, butirri, ricotte fresche salate e forti. Il latte vaccino utilizzato, ricco di sostanze grasse e dal sapore particolare, viene prodotto in quantità limitate da mucche dell’antica razza podolica (furono portate in Italia tra il IV ed il VI secolo), che, lasciate allo stato brado o semibrado, si nutrono di graminacee, foraggere, ginepro, malve, mirtilli e rose canine.Olio d’oliva, peperoncini forti (diavulicchio, cerasella, pupone), fichi e castagne, frittelle e taralli di tutte le misure completano la tavola.

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